In ricordo di Immacolata Indaco
Imma Indaco ci ha lasciato improvvisamente. La ricordiamo, studentessa negli anni ’80 e già artista raffinata, lavorare a grandi disegni e ad imponenti campiture pittoriche. La sua ricerca, sin dai tempi della formazione in Accademia, si è focalizzata sul segno come elemento generativo e trasformativo dell'immagine. Attraverso l'utilizzo del carboncino, del pennarello e della brush-pen, l’artista costruisce composizioni caratterizzate da una rigorosa precisione formale. I segni, nati da movimenti controllati e quasi matematici, si articolano in trame fluide ma al tempo stesso frammentate vicino alla dimensione della scrittura. Questa delicata tessitura grafica indaga i meccanismi della percezione e il rapporto tra materia, spazio e identità, spingendo l'immagine oltre i confini della superficie bidimensionale. Docente a Brera e, negli ultimi anni a Napoli, ha insegnato Fenomenologia del corpo e Teoria della percezione. Nel suo insegnamento ha coniugato rigore e attenzione umana, instaurando con gli studenti un rapporto di grande disponibilità, serietà e dedizione, volto a stimolare la consapevolezza critica e la maturazione del percorso artistico di ciascuno. Come i segni delle sue opere, apparentemente lievi ma capaci di attraversare lo spazio e il tempo, anche il suo insegnamento continua a vivere nella memoria dei suoi allievi, nel loro modo di guardare, di pensare e di abitare il mondo.