la galleria

 

La Storia / Il nuovo ordinamento

 

L'idea di trasformare la raccolta dell'antico Istituto di Belle Arti di Napoli, oggiAccademia, in nucleo permanente di una Galleria d'arte moderna era già precisatanel 1891, quando Filippo Palizzi fu rinominato presidente dell'Istituzione.In quello stesso anno il Regolamento del nuovo Statuto ne avrebbe previstal'istituzione. Consapevole della necessità di connettere le arti italiane alle nuove

istanze figurative europee, con l'istituzione della Galleria, Palizzi rispondevaalle direttive del nuovo Stato unitario. Il progetto fu condiviso con DomenicoMorelli: a lui, affiancato da Saverio Altamura, fu affidato il compito di riordinareil fondo esistente. Con Regio Decreto dell'11 settembre del 1895 si autorizzavala creazione di una "Raccolta di opere d'arte moderna, in considerazione dell'altointeresse artistico che avrebbe avuto in questa parte d'Italia il riunire tutte quelleopere, da principio di questo secolo a oggi, che rappresentassero lo svolgimento el'evoluzione che nel napoletano ha attraversato l'arte". Il progetto raggiunse un certolivello di compiutezza grazie allo stesso Palizzi, che nel 1896 donò alla istituendaGalleria d'arte moderna la collezione di opere sue e dei fratelli Giuseppe, Nicolae Francesco Paolo, nonché di diversi artisti francesi. La raccolta si è venutacostituendo quindi nel tempo, al fine di far conoscere alle allieve e agli allievi leopere dei maestri che si sono susseguiti nelle diverse "Scuole' dell'Accademia.

Alle opere acquistate per uso didattico si sono progressivamente aggiuntisaggi per il Pensionato borbonico, disegni, prove e bozzetti per premi diincoraggiamento da assegnarsi ai più giovani, nonché un gruppo di tele antichee una serie di importanti incisioni adoperate per il disegno dalla Stampa.Per il protrarsi dei lavori di realizzazione strutturale degli ambienti, il museofu inaugurato il 12 marzo 1916 da Vincenzo Volpe, succeduto nella carica dipresidente ad Achille d'Orsi. L'apertura della raccolta non durò però a lungo:problemi legati all'umidità e soprattutto ai lucernari ne imposero l'immediatachiusura, Nel 1919 il pittore Angelo Brando, conservatore onorario del patrimonio,curò un nuovo riordino della collezione e fece pubblicare un catalogo della"Galleria regionale della Real Accademia di Belle Arti di Napoli", benché la fruizionedei dipinti fosse ancora, e lo sarebbe stata per molti anni, negata al pubblico.A segnare nuovamente le sorti del museo fu il terremoto del 1930: le preoccupanticondizioni statiche imposero cosi la chiusura, sia della Galleria, sia della SalaPalizzi. E in tale congiuntura che tuttavia si poté dare impulso a un nuovo riordinodel patrimonio artistico. L'incarico fu affidato al pittore Carlo Siviero, che operò una

selezione delle opere da esporre, progettandone anche un allestimento inedito.Il 6 maggio 1934, alla presenza del Principe di Piemonte, si riapriva al pubblico"La Galleria regionale d'arte dell'Ottocento" dell'Accademia. Il successivo scoppiodella guerra e la conseguente necessità di mettere in sicurezza le opererimandarono ancora una volta la riapertura al 1959. Curatore fu FerdinandoBologna, che prosegui il lavoro avviato nel 1948 da Costanza Lorenzetti,responsabile della Galleria dal 1937. Ma la storia era destinata a ripetersi: neglianni Sessanta urgenti lavori di ristrutturazione determinarono nuovamente laricollocazione delle opere in deposito.

Ancora, nel corso degli anni Ottanta, i beni della Galleria, per motivi cautelativi, furono trasferiti nei depositi del Museo di Capodimonte. La collezione rientrò in Accademia, in vista della riapertura del museo che si tenne nel giugno del 2005; fu allora che si riaprirono le sale con un nuovo progetto scientifico curato da Aurora Spinosa e in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano. Il patrimonio tornava così visibile e fruibile, nonché ampliato nella sezione del Novecento, grazie a una serie di comodati e donazioni.

 

L'attuale progetto dei curatori Federica De Rosa e Marco Di Capua, con l'allestimentodell'architetto Lucio Turchetta, il progetto grafico di Enrica D'Aguanno e il vasto lavorodi manutenzione e restauro della Scuola di restauro dell'Accademia, sottol'alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per ilComune di Napoli, rinnova l'importante ruolo del museo dell'Accademia nellastoria artistica di Napoli e del Mezzogiorno, rafforzando l'azione sempre più estesadell'istituzione nel contesto dell'arte italiana, come grande laboratorio e centroattivo di ricerca, studio, documentazione e cultura. Con il nuovo ordinamento, cheverte sul senso identitario delle collezioni, la GAN - Galleria dell'Accademia diNapoli - racconta il lavoro delle Scuole, dei maestri e degli allievi attraverso una piùattuale scrittura espositiva e un allestimento rinnovato, recuperando anche artistidimenticati, opere dei depositi e significativi lavori dei protagonisti della scenaartistica contemporanea. Tutto ciò contribuisce a presentare il profondo e densodialogo tra pittori, scultori, disegnatori, installatori e fotografi che, nel tempo e fino aigiorni nostri, ha dato vita a questa narrazione scandita da stagioni diverse, dai temi, dallostile e dalla personalità di ogni singolo autore.

 

 

Le sezioni

 

I protagonisti

Aprono il percorso i volti degli artisti che hanno fatto la storia dell’Accademia. Tra questi, anche i responsabili della nascita della Galleria: Filippo Palizzi e Domenico Morelli, rispettivamente ritratti da Achille d’Orsi e Vincenzo Gemito.Autoritratti e ritratti – tra tutti di Saverio Altamura, Tito Angelini, Achille d’Orsi, Mariano Fortuny, Vincenzo Gemito, Stanislao Lista, Costanza Lorenzetti e Tommaso Solari – segnano l’inizio del percorso, raccontano un ‘come eravamo’ dal forte valore identitario, mostrando una tradizione ancora viva nel corpo del museo, attualizzata dall’azione svolta dall’insegnamento e dalla costante trasmissione di valori creativi ed estetici.

 

Il Seicento: gli antichi maestri

Il nucleo più antico della raccolta è un gruppo di 28 dipinti, in parte esposti, databili tra XVI e i primi del XVIII, si tratta di opere che fin dalle origini dovevano essere fonte di ispirazione per i maestri e gli allievi dell’Accademia e che documentano chiaramente l’importanza che ebbe la materia pittorica seicentesca per gli artisti napoletani dell’Otto e del Novecento. Tra tutte, si segnalano opere del Maestro dell’Annuncio ai Pastori, diHendrick de Somer, Mattia Preti,Francois de Nomé, Viviano Codazzi e Ascanio Luciani. Ritornate nel 2021 in Accademia dal Museo di Capodimonte e dalla Certosadi San Martino le due tele raffiguranti le Nozze di Canae il San Luca che dipinge la Madonna, rispettivamenteassegnate a Luca Giordano e all’ambito di Jusepe deRibera.

 

Disegni e studi dal nudo. La formazione storica accademica.

Tutta la formazione storica accademica –disegno da disegno, disegno da statua, disegno dal vero – ruotava attorno a questo nucleo tecnico, tematico e culturale. Si espongono studi da statua, di anatomia e della Scuola di Nudo, a confronto con grandi cartoni e con dipinti che documentano prove e saggi di Scuola e Pensionato. Esemplarile due tele per il Pensionato del 1848, che misero alla prova Domenico Morelli e Saverio Altamura sul tema de L’angelo appare a Goffredo.

 

L’Ottocento: ritratti e paesaggi

Nella sezione dedicata ai Ritratti il percorso prende avvio con il ritratto storico e con le opere del primo Ottocento: da Jean-BaptisteWicar a Joseph Franque fino a Gaetano Forte. Si prosegue poi con opere dei protagonisti del realismo e del verismo napoletano, da Bernardo Celentano a Paolo Vetri, da Stanislao Lista ad Antonio Mancini.

Nella zona dedicata al Paesaggio si documenta la nascita della cattedra di pittura di Paesaggio a Napoli, tenuta dal 1824 da Anton Sminck van Pitloo e dal 1838 da Gabriele Smargiassi. Accanto a questi la Scuola di Posillipo e l’opera di Giacinto Gigante per proseguire poi con opere della seconda metà dell’Ottocento, dalla scuola di Resina al realismo e al tardo vedutismo, sino all’attenzione rivolta, da lontano, all’Impressionismo francese.

 

L’Ottocento: realismo, simbolismo, indagine sociale. Il fascino dell’Oriente.

Per mettere in relazione le diverse anime dell’Ottocento napoletano, dallo storicismo al simbolismo, dal realismo sociale al verismo, soprattutto nella sua più franca declinazione realistica, in linea con i più moderni movimenti italiani, francesi ed europei, accanto alle sculture di Stanislao Lista, Achille d’Orsi, Emilio Franceschi e Vincenzo Gemito e alle tele di grande formato di Michele Cammarano, Teofilo Patini, Gaetano Esposite e Francesco Netti, si presentano opere che documentano l’interesse per la pittura di Storia, dalla storia antica sino alla cronaca della contemporaneità, tra mondo del lavoro e vedute d’interni. A queste si aggiungono opere di matrice simbolista euna piccola, ma significativa sezione dedicata all’Oriente, quale fonte di richiamo e d’ispirazione.

 

Il primo Novecento: dall’età dell’innocenza ai ritorni all’ordine

Attraverso le opere, tra tutti, di Gaetano Bocchetti, Giovanni Brancaccio Giuseppe Casciaro, Vincenzo Ciardo, Saverio Gatto, Franco Girosi, Emilio Notte, Giuseppe Renda, Gaetano Ricchizzi, Enrico Lionne ed Eugenio Viti, si documenta il passaggio dagli anni felici dell’ultimo ’800 e dei primi anni del nuovo secolosino all’altra faccia della modernità novecentesca,che propose il ripristino della tradizione italiana, il primato di una forma severa e della potente vitalità della figura, in stretta connessione di linguaggio con contemporanee esperienze italiane ed europee.

 

Il secondo Novecento: arte/laboratorio

Sono cronologicamente impostate le punte più significative dei linguaggi del secondo Novecento e la loro inevitabile molteplicità dialettica. Si presentano le esperienze più vitali vissute dagli anni Cinquanta ai primi anni Duemila. Inizialmente, a confronto sono le diverse linee di ricerca dell’immediato secondo dopoguerra: da Manlio Giarrizzo a Emilio Greco ed Emilio Notte, sino all’intensità di dibattiti tra astrattisti e realisti e all’emergere dell’Informale. Al centro di questi processi e snodi formali e culturali si presentano, tra tutte, le opere di Spinosa, Barisani, Pisani, Tatafiore, Di Bello, Persico, De Stefano, Waschimps e Lippi. Si documenta poi il lavoro di numerosi artisti attivi a partire dagli anni Sessanta e Settanta: da Di Ruggiero a Starita, Ruotolo, Siciliano, Longobardo, Stefanucci, Alfano, Di Fiore, Sgambati, Caruso, Canoro, Donatelli, Desiato, Rezzuti e Scolavino. Tutti autori impegnati a mostrare diverse declinazioni dell’arte, mondi e stagioni del gusto differenti, fino all’emergere di una nuova pittura ‘targata 2000’, come quella di Longobardi e Caccavale, e della sempre più consolidata importanza della fotografia, testimoniata dalle opere di Jodice e Donato.

Significativa, sulla scena napoletana, la presenza femminile, grazie a intense artiste come MatheldaBalatresi, Marisa Ciardiello, Loredana D’Argenio, Rosaria Matarese, Rosa Panaro, Clara Rezzuti e Maria Paliggiano, che entrano in Galleria con questo nuovo ordinamento.

La dinamica di questa grande, ultima sezioneè inoltre presidiata da molta scultura, con i lavori, tra gli altri, di Borrelli, Pirozzi, De Vincenzo, Iandolo, Casciello, Maraniello, Di Ruggiero e Venditti. Al suo centro un bellissimo marmo di Mastroianni; in evidenza l’opera di Perez, capace di dar corpo e scena ai frammenti di una visione nuova.

 

Immagini di Oreste Lanzetta

curatori
Prof.ssa Federica De Rosa federica.derosa@abana.it
Prof. Marco DI Capua marco.dicapua@abana.it