Rosaria Iazzetta

 

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Scultura Estesa #2 Avellino

Mostra di scultura: Umano/Disumano, Naturale/Artificiale

venerdì 25 febbraio 2022

 

 

La Scuola di Scultura dell􏰀’Accademia di Belle Arti di Napoli
            con la Supervisione Scientifica della Soprintendenza ABAP
Salerno e Avellino   

presenta 

              Scultura Estesa #2 Avellino                                                  

Umano/Disumano, Naturale/Artificiale

Opening

Ore 16:00 Venerdì 4 Marzo 2022 – Sala Ripa ex Carcere Borbonico Avellino

Orario mostra

Dal lunedì al venerdì: 10:00/13:00 - 16:00/18:30

In occasione dell’interazione scultorea all’interno del tessuto sociale del Territorio Campano, la Scuola di Scultura dell’Accademia di Belle Arti di Napoli inaugura un’inedita mostra espositiva, composta da opere tridimensionali, sul concetto di Umano/Disumano, Naturale/Artificiale. All’interno del Carcere Borbonico di Avellino, si potrà riflettere su quanto le condizioni umane, si siano deteriorate secondo principi non sempre funzionali all’anima, e quanto la disumanità abbia reso superficiale il senso profondo della vita. Se la Natura, a pari merito, ha subito alterazioni non sempre plausibili, la potenza rigenerante e salvifica, dei processi creativi, ha ristabilito simbolicamente una nuova identità in quello che era perso, una nuova proposta etica di valore, in quello che era soggiogato all’abuso. 

Così Avellino, polmone verde e nutrimento storico, nelle viscere di tutti i campani, diventa l’esatto punto riflessivo in cui analizzare la costruzione artificiale dei metodi compositi di evoluzione, e misurare la natura che resiste al simulacro che avanza. La presenza scenica della passata socialità, è un tratto storico di notevole pregio, e quantunque degli individui, privati della propria libertà, hanno posto riflessioni in questi spazi, oggi dei giovani si cimentano a dare volto, ad emozioni mai spente, a dare forma tangibile a sentimenti antichi diventati moderni. 

L’evento Scultura Estesa #2, che inaugura Venerdì 4 marzo, alle ore 16:00, alla  Sala Ripa dell’ex Carcere Borbonico di Avellino, è sotto la direzione artistica di Rosaria Iazzetta, Elisa Laraia, Pasquale Pennacchio e Nello Valentino della Scuola di Scultura dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, e corealizzato grazie alla partecipazione e supervisione scientifica della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino, al Patrocinio del Comune di Avellino e la collaborazione della CNA.

Le opere in mostra, sono degli studenti: Maria Giovanna Abbate, Nunzia Ascolese, Martina Dell’Aversano, Alessia Cristofaro, Selini Demetriou, Miriam De Vita, Crescenzo Fiorentino, Carmine Carlo Maffei, Carlo Menale, Lorena Ortells, Carmine Pistone, Graziano Riccelli, Giovanna Russo, Ylenia Rongo, Biagio Salvati, Lucia Schettino, Miho Tanaka.

Per info 340.6969598
Pagina Facebook Scuola Scultura Napoli 

Questo evento si svolge in pieno rispetto delle norme anti_covid19

Studenti in mostra, didascalia e concept opera:

 

Giovanna Russo

Deformis, 2022 

Cemento, polistirolo e ferro 

Dimensioni variabili

La rilevanza empatica espressa nella non netta identificazione dei mezzi busti, annuncia una comunità di figure alterata dal presente. Se i corpi mitologici, narravano le gesta eroiche di un tempo, di valori culturali e sociali, ora la decadenza dei vizi dell’anima, nel gesto plastico del cemento, diventano descrizione autentica della cupa e solinga esistenza.

 

 

Selini Demetriou

Dialogo, serie 2022

Calcestruzzo Ytong, zucchero cristallino e marmo di carrara

90 x 60 x 5 cm

L’opera fa parte di una seria modulare che apre una riflessione tra l'uomo, la materia e la relazione che tra essi intercorre. Ove una materia sostiene, l’altra instaura un’apparente stabilità, per meglio intendere la caducità della vita, e dell’uomo in esso. Chimicamente composti diversi, si compensano e si elevano. Dall'io all'io nella realtà del presente.

 

 

Carlo Menale

Quello che non so e mai sapró, 2022

Legno, impianto elettrico, metallo e cemento 

Gabbia 230 x 210 x 110 cm 

Uccelli misura variabile

La ripetitività dei gesti quotidiani e la condizione dell'essere umano, abituato a vivere secondo imposizioni celate da modelli vincenti, mette in discussione il concetto di libertà. Siamo soggiogati, istruiti fin dalla nascita a rispettare le direttive, vivendo in una gabbia invisibile. Potere, possesso, agiatezza economica, sono i termini con cui si definisce la libertà. E’ veramente questa la libertá?… Voliera ed uccelli diventano metafora di vita.

 

 

Alessia Cristofaro

Dissolve, 2022                                          

gesso, ferro e vernice

70 x 100 x 130 cm

L'identità ci disorienta, la superficie ci domina, l'immagine ci controlla. Chi siamo realmente? Nessuno può arrivare a ciò che siamo e non possiamo arrivare all'identità di nessuno. Più guardiamo le persone e più l'identità di esse sparisce, come la vernice essa si perde e ciò che resta...non è più. Più guardi e più sfugge. Osserva come tutto si "dissolve".

 

 

Lorena Ortells

Tenaci-fragili, 2022

Plexiglass e cemento

120 x 100 x 40 cm

Radici dimensioni variabili

Fragili ma resistenti, le radici "infestanti" vivono uno stato di sospensione precaria. Proseguo di arbusti virili, si sviluppano in luoghi degradati, ad esaltare il contrasto di una delicata ed effimera natura che tenta di emergere con forza, persistendo ai tentativi di cementificazione e soppressione. Se l’uomo progredisce non curante della natura, la natura invade lo spazio negato, e si assicura di preservarsi, come bene prezioso. 

 

 

Carmine Pistone

Default Life, 2022

Gesso, poliuretano espanso, abiti e oggetti vari

87 x 80 x 120 cm ca.

Default Life ritrae un rider con le fattezze di Crying Wojak, maschera contemporanea nata su Internet della frustrazione e della disperazione. Questa sorta di meme vivente si configura così come il simbolo drammatico di una contemporaneità fondata sulla frammentazione delle identità sociali tese fra burnout psicologico, Gig Economy e parcellizzazione estrema del lavoro.

 

 

Lucia Schettino

Metamorphósis, 2022

Gesso, legno e poliuretano espanso

dimensioni variabili

In questa serie di opere, tre figure antropomorfe in trasformazione, ricordano il ciclo della vita, mutevole, frammentaria e smembrata, fatta di maceria arroccate nell’arrovellarsi dell’esistenza. I materiali utilizzati riflettono una natura umana nell’oltre, quasi bestiaria, dove la precaria  posizione nel sorreggersi, ne mostra i connotati, in una cosmogonia dell'universo plastico, organico e animale al tempo stesso.

 

Crescenzo Fiorentino

Resilienza di dignità, 2022

Resina acrilica e ferro

31× 35 x 100 cm

La dignità del lavoratore, la sua mano grezza, imperfetta e provata dai segni del duro lavoro si aggrappa al ferro che la sorregge, e ne identifica il valore sociale perso, come se l’uomo creatore e inventore, sia stato soppiantato dal robotico. I contrasti dei materiali evidenziano la portata, e la mano di dimensioni innaturali con volute accentuazioni anatomiche, si ancora e non cede, non indietreggia e non si arrende!

 

 

Nunzia Ascolese

Violenza Esplosiva, 2022 

Lattice, alluminio e ferro

142 ×130 × 40 cm

Nascere e venir nutriti a suon di bombe, questa è la crudele realtà, donata a migliaia di bambini nel mondo. La distruzione programmatica, proposta dalle supremazie mondiali, identifica nell’umano, un pretesto per rivendicare soprusi e interessi. Esseri indifesi, vengono  metaforicamente, identificati come capi di abbigliamento messi in serie, pronti ad esser venduti e consumati, al loro annullamento.

 

 

Ylenia Rongo

A Thousand Grids, 2022

Ferro

180 x 100 - 160 x 100 - 160 x 100 cm

Il processo intellettuale, frutto del lavoro comunitario pregresso alla realizzazione delle sculture, utilizza i corpi umani, come generatori casuali di punti, derivati dalla mappatura dei nei. Altri, uniscono i punti in reticolati, fino a creare segni nello spazio. Tutti i soggetti, scelti casualmente diventano a tutti gli effetti il tramite per il quale lopera arriva al suo compimento. Lartista  il promotore, gli spettatori i creatori.

 

 

Biagio Salvati

A Capa Sotto, 2022

Gesso, garza, ferro e resina

200 × 100 × 70 cm

La texture grezza da l'idea di qualcosa di sporco e lurido che si va a decomporre per merito delle condizioni atmosferiche sfavorevoli provocate dal nostro contatto con la terra. Il nostro modificare continuamente i sistemi, da naturali in artificiali, provoca un contagio alla terra che pian piano va a distruggersi insieme l’uomo.

 

 

Martina DellAversana

Libera di essere, 2021

Terraglia bianca, fili elettrici e ferro

145 x 100 x 50 cm

Il busto, senza arti e testa, si presenta come la testimonianza di una sopravvissuta. Potrebbe essere in attesa di ricomporre le parti mancanti ma resiste con dignità nel mostrarsi proprio in quella sua incompletezza. Libera di essere materia in trasformazione, come simbolo di resistenza e di appartenenza identitaria, ai principi che la contraddistinguono.

 

 

Graziano Riccelli

Distruggi il suolo - distruggi te stesso, 2022

Legno, argilla, ferro e smalto acrilico

190 x 70 x 50 cm

A causa del continuo danno ambientale provocato dall'uomo, la natura subisce continue alterazioni. Lopera rappresenta la visione futura di un nuovo mappamondo, il quale ha come oggetto principale un mattone contenente materiali inquinanti diventati reperti, la cui storia, narra e definisce il limite in cui la natura, nell’inquinamento ha trovato la sua dissoluzione e completa integrazione.

 

Miho Tanaka 

Cimitero di Poggioreale, 2022

marmo, acqua, proiettore, video 

dimensione variabile 

Il tempo non può fermarsi neanche un momento, tutto è un moto perpetuo e continuo divenire. La nostra vita continua incessantemente senza sosta. Dopo la morte, le nostre figure si dissolvono, ma nascono continuamente nuove vite come l’acqua che si vaporizza verso il cielo.

 

 

Miriam De Vita

Frammenti, 2022

Gesso, lattice, ferro e dispositivo mobile (tablet)

92 x 92 x1,90 cm

Ora tocca a te. Fala tua scelta. Lopera nasce come analogia della nostra epoca, ormai piena di stereotipi dettati dai social. Losservatore si trova a compiere una scelta: Cosa vuoi sostituire di te stesso?” “Cosa non ti piace di te?” Una scelta che è condizionata, anche involontariamente, da standard imposti dalla società di oggi, percepiti e scelti, attraverso uno schermo.

 

 

Carmine Carlo Maffei                

Apparente Liquidità, 2022

Pietra lavica vesuviana, vetro, marmo di Carrara e acciaio

20 x 20 x 200 cm                      

Il nostro periodo storico e sociale si erge come forme antropomorfe, su due parallelepipedi, per una visione gestaltica della stabilità. La parte inferiore è la natura”, mentre la parte superiore la tecnologia”. Da questo sottile incastro è dovuta la stabilità tra uomo e progresso, anche se il futuro immaginato dalluomo come sistema perfetto, è continuamente minacciato.                                 

 

 

 

Maria Giovanna Abbate

Una volta, potevo dirne i nomi, 2022

Gomma siliconica, resina epossidica, pigmenti, cuoio, materiale organico, polipropilene, poliuretano espanso e ferro

Dimensioni variabili

Qualcosa ha compiuto la sua muta, si è staccato, ha assunto la forma del suo ostacolo.  Come in una giungla arcaica, il brodo primordiale genera parassiti che ora dilagano in un continuum insensato. Rigettato, lo scalpo del tempo, cade miserevole e si rovescia. Al crepuscolo, riprende il viaggio.