Con le spinte che da tempo stanno mettendo fortemente in discussione questi dispositivi, soprattutto in relazione alla loro matrice nazionale e coloniale, spesso oscurata o invisibilizzata (si vedano i recenti casi delle contestazioni nello spazio pubblico di Black Lives Matter e altre associazioni e gruppi, anche in Italia).
L’esame verrà svolto in forma orale. Considero l’esame stesso parte dell’esperienza formativa, non staccata dal corso. Per me hanno entrambi come obiettivo innanzitutto l’acquisizione di coscienza, autonomia e senso critico da parte delle studentesse e degli studenti, nell’auspicio che l’esperienza formativa che vivremo in aula sarà lo spazio di possibilità più radicale. Quindi, così come il corso, anche l’esame non sarà “scolastico”. Se il corso intende fornire i concetti e gli strumenti (la cassetta degli attrezzi) per pensare e guardare dal punto di vista dell’antropologia, l’esame è il momento in cui lo studente e la studentessa sono chiamatx a utilizzare quegli strumenti, dopo averli fatti propri attraverso lo studio. Dunque verrà chiesto alle studentesse e agli studenti di scegliere come testi per l’esame fra un'ampia bibliografia sugli argomenti del corso. Questo perché intendo lo studio prima di tutto come un atto di responsabilità e di scelta dello studente e della studentessa, (auspicabilmente) un’esperienza condivisa di piacere, proprio perché porta all’esercizio della propria coscienza e del proprio senso critico, in una profonda reciprocità fra tutte le persone che fanno parte del gioco, compresa la docente. Tutto il corso (compresa la scelta dei testi d’esame) è volto a sollecitare la responsabilità di scegliere, da parte di ciascunx. Nella convinzione che, come scrive bell hooks in Insegnare a trasgredire:
“l’insegnamento è un atto performativo. Ed è l’aspetto del nostro lavoro che dà spazio al cambiamento, all’invenzione, ai mutamenti spontanei. Per abbracciare l’aspetto performativo dell’insegnamento, siamo costretti a considerare la questione della reciprocità. (…) La mia voce si aggiunge alla richiesta collettiva di rinnovamento e svecchiamento delle nostre pratiche di insegnamento, esortando tutte e tutti noi ad aprire le nostre menti e i nostri cuori, in modo da sviluppare una conoscenza che vada al di là dei confini di ciò che è considerato accettabile. Celebro l’insegnamento che rende possibili le trasgressioni – un movimento contro e oltre i confini – per poter pensare, ripensare e creare nuove visioni. È quel movimento che rende l’educazione la pratica delle libertà."
Per la BIBLIOGRAFIA aggiornata dell'esame consultare il powerpoint di presentazione del corso oppure contattarmi via mail.
Bibliografia per l’esame comune a tuttx (2026-27):
~ Maria PIa Guermandi, Decolonizzare il patrimonio, Castelvecchi 2021.
A questo libro, ogni persona aggiunge ALMENO UN TESTO fra questi:
CONSIGLIATI PER IL CORSO DI DIDATTICA:
~ Sara Rossetti, La scuola a colori. Per un'educazione femminista e decoloniale, Astarte Editorre 2026.
~ Espérance Hakuzwimana, Tra i bianchi di scuola, Einaudi, 2024.
~ Frisina, Farina, Surian (a cura di) Antirazzismo e scuole Vol. 1, sulle scuole primarie, scaricabile gratis qui: https://www.padovauniversitypress.it/it/publications/9788869382710
~ Frisina, Farina, Surian (a cura di) Antirazzismo e scuole Vol. 2, sulle scuole secondarie, scaricabile gratis qui: https://www.padovauniversitypress.it/it/publications/9788869383823
~ Tim Ingold, Antropologia come educazione, La linea, 2017
.~ Giulia Grechi (a cura di), Disimparare. Politiche, poetiche, immaginazioni altre, Gli Ori 2024.
CONSIGLIATI PER TUTTX:
~ Chimamanda Ngozi Adichie, Il pericolo di un’unica storia, Einaudi 2020.
~ Grada Kilomba, Memorie della piantagione, Capovolte 2021.
~ bell hooks, Elogio del margine, Tamu 2020.
CORSO DI ANTROPOLOGIA DELL'ARTE - BIENNIO
Decolonizzare il museo
Frame del film Black Panther di Ryan Coogler, 2018.
Antropologia e arte si sono incontrate per la prima volta negli anni ’20 e ’30 del Novecento, sulle pagine della rivista Documents, una delle sperimentazioni più interessanti del Surrealismo Etnografico, il movimento di artistx surrealistx e antropologx “ereticx”, sviluppatosi a Parigi in quegli anni. Questo è il punto di partenza, a partire dal quale ragionare insieme sulle possibili traiettorie in comune di arte e antropologia nel contemporaneo. Dunque il corso dovrebbe chiamarsi “Antropologia E arti contemporanee”, dal momento che alcune forme di ricerca artistica sono vera e propria ricerca sociale, tanto quanto un certo sguardo antropologico può aiutarci a decostruire i luoghi comuni e gli stereotipi, farci vedere le cose da un punto di vista inconsueto, come spesso fanno le artiste e gli artisti. Quello che hanno in comune una certa antropologia e un certo modo di fare arte è dunque fondamentalmente un approccio critico e defamiliarizzante. Possiamo usare questo sguardo in molti modi, esercitandolo in diversi contesti.
Il focus del corso è relativo al rapporto fra musei e colonialismo, sia dal punto di vista storico che nel contemporaneo. Tra le memorie difficili, uno specifico case study è dedicato al colonialismo, alla (mancanza di) consapevolezza delle eredità culturali del colonialismo italiano in molti luoghi della nostra quotidianità (dalle rappresentazioni nella comunicazione visuale e di massa, all’odonomastica e le architetture delle nostre città, alle politiche sulle migrazioni) e a come possiamo ri-elaborare e ri-mediare queste memorie. Nello specifico, il corso si interroga intorno al luogo museo, in particolare intorno ai musei etnografici, ma non solo: lo sguardo non può non allargarsi in generale al patrimonio e agli spazi pubblici, compresi monumenti e architetture. La questione intorno alla quale ci interrogheremo è: cosa vuol dire decolonizzare questi spazi? È possibile farlo? Che ruolo possono avere le arti e le pratiche educative in questo processo?
L’esame verrà svolto in forma orale. Considero l’esame stesso parte dell’esperienza formativa, non staccata dal corso. Per me hanno entrambi come obiettivo innanzitutto l’acquisizione di coscienza, autonomia e senso critico da parte delle studentesse e degli studenti, nell’auspicio che l’esperienza formativa che vivremo in aula sarà lo spazio di possibilità più radicale. Quindi, così come il corso, anche l’esame non sarà “scolastico”. Se il corso intende fornire i concetti e gli strumenti (la cassetta degli attrezzi) per pensare e guardare dal punto di vista dell’antropologia, l’esame è il momento in cui lo studente e la studentessa sono chiamatx a utilizzare quegli strumenti, dopo averli fatti propri attraverso lo studio. Dunque verrà chiesto alle studentesse e agli studenti di scegliere come testi per l’esame fra un'ampia bibliografia sugli argomenti del corso. Questo perché intendo lo studio prima di tutto come un atto di responsabilità e di scelta dello studente e della studentessa, (auspicabilmente) un’esperienza condivisa di piacere, proprio perché porta all’esercizio della propria coscienza e del proprio senso critico, in una profonda reciprocità fra tutte le persone che fanno parte del gioco, compresa la docente. Tutto il corso (compresa la scelta dei testi d’esame) è volto a sollecitare la responsabilità di scegliere, da parte di ciascunx. Nella convinzione che, come scrive bell hooks in Insegnare a trasgredire:
“l’insegnamento è un atto performativo. Ed è l’aspetto del nostro lavoro che dà spazio al cambiamento, all’invenzione, ai mutamenti spontanei. Per abbracciare l’aspetto performativo dell’insegnamento, siamo costretti a considerare la questione della reciprocità. (…) La mia voce si aggiunge alla richiesta collettiva di rinnovamento e svecchiamento delle nostre pratiche di insegnamento, esortando tutte e tutti noi ad aprire le nostre menti e i nostri cuori, in modo da sviluppare una conoscenza che vada al di là dei confini di ciò che è considerato accettabile. Celebro l’insegnamento che rende possibili le trasgressioni – un movimento contro e oltre i confini – per poter pensare, ripensare e creare nuove visioni. È quel movimento che rende l’educazione la pratica delle libertà."
Per la BIBLIOGRAFIA aggiornata dell'esame consultare il powerpoint di presentazione del corso oppure contattarmi via mail.
Bibliografia per l’esame (2026-27):
* Giulia Grechi, Decolonizzare il museo. Mostrazioni, pratiche artistiche, sguardi incarnati, Mimesis 2021.
* James Clifford, I frutti puri impazziscono. Etnografia, letteratura e arte nel secolo XX, Bollati Boringhieri, Torino 1992 [solo i capitoli: 1-4-9-10, poi se volete leggerlo tutto vi fate secondo me un gran regalo]
* Un testo a scelta fra questi, ciascunx a seconda dei propri interessi (elenco i testi organizzandoli per tematiche, ma si può scegliere trasversalmente):
1#teoria/decoloniale/pedagogie
~ Rachele Borghi, Decolonialità e privilegio. Pratiche femministe e critica al sistema-mondo, Meltemi, 2020.
~ Pietro Gaglianò, La sintassi della libertà. Arte, pedagogia, anarchia, Gli ori, 2020.
~ bell hooks, Insegnare a trasgredire. L’educazione come pratica di libertà, Meltemi, 2020.
~ Laura Scarpa, Le storie nere del Corriere dei Piccoli. Il colonialismo italiano del primo 900, a fumetti, Comicout 2019.
~ Giulia Grechi (a cura di), Disimparare. Politiche, poetiche, immaginazioni altre, Gli Ori 2024.
2#museo/patrimonio
~ Maria Pia Guermandi, Decolonizzare il patrimonio, Castelvecchi, 2021.
~ Françoise Verges, Il museo come campo di battaglia. Programma di disordine assoluto, Meltemi 2025.
~ Nicole Moolhujisen, Musei genere e queerness, Nomos 2025.
~ Maria Pia Guermandi, Restituire. L’elefante nella stanza dei musei occidentali, Nomos, 2026.