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Lorena Grigoletto

 

Lorena Grigoletto si laurea cum laude in Scienze filosofiche all’Università degli Studi di Milano e consegue il titolo di Dottore di ricerca in Filosofia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II in cotutela con l’Università di Siviglia. Ha maturato esperienze di studio e di collaborazione con diverse università e centri di ricerca stranieri, tra cui l’Université Jean Moulin Lyon 3 e la Universidad Nacional Autónoma de México. È autrice di numerosi saggi e articoli dedicati principalmente al legame tra etica ed estetica, filosofia e arti, e tra paradigma conoscitivo estetico e paradigma scientifico. Collabora con numerose riviste specializzate italiane e straniere ed è Visiting Professor presso l’Università di Siviglia.  La sua formazione professionale si sviluppa lungo due direttrici privilegiando, oltre all’ambito umanistico teorico, quello artistico, settore in cui ha maturato una considerevole esperienza, in particolar modo nel campo della musica, del teatro (Accademia d’arte drammatica Paolo Grassi) e della scrittura creativa. Ha pubblicato di recente una raccolta di racconti e nutre una forte passione per la tradizione fiabistica nei suoi risvolti filosofici e terapeutici. Dal 2019 è docente a contratto di Semiotica dell’arte presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli.

 

Programma del corso di Semiotica dell’arte 2021/2022 - Biennio di Pittura (II semestre)

 

Titolo: Dalla “squadratura” allo “spazio interstiziale”. Quale luogo per lo sguardo?

Il corso, che sarà suddiviso in due parti e coniuga lezioni teoriche e attività seminariali, vuole riflettere sugli elementi della semiotica e della semiotica dell’arte, ovvero sulla distinzione tra spazio della rappresentazione e della presentazione, sul rapporto testo-immagine, sui dispositivi della macchina rappresentativa, e sulla relazione tra spazio museale e discorso semiotico.

La prima parte del corso si focalizzerà sui concetti base della disciplina con particolare attenzione a questioni come la distinzione tra segno e simbolo, e il rapporto tra opera d’arte e fruitore, sviluppando un discorso ancorato in particolar modo all’ambito della pittura e volto a sondare l’articolazione dialettica tra visibile e invisibile.

In questa prospettiva, la seconda parte del corso sarà incentrata sulla rappresentazione pittorica del tempo e dello sguardo al fine di sondarne i limiti in termini di “invisibilità” e “irrappresentabilità”. Un’attenzione particolare sarà rivolta al genere pittorico “natura morta”, alle sue origini e alle sue strategie rappresentative: simulazione e dissimulazione, oscuramento della scatola prospettica in connessione con altri spazi “negativi”, ovvero di cancellazione o di intervallo (Zwischenraum), e ai suoi elementi fondativi. In tal senso, si affronteranno i temi dello sguardo, declinato nelle sue differenti tipologie, e della collocazione dello spettatore di fronte al quadro. A partire dalle “proprietà topologiche” del campo e da “La squadratura” come rappresentazione dell’atto di fondazione del sistema di sguardo, il percorso attraverserà vari luoghi della pittura per approdare, infine, all’ambito dell’Informale ed esplorare quella che Marin descrive come “posizione u-topica dello spettatore”.

 

Bibliografia:

Testi obbligatori:

-O. Calabrese, Come si legge un’opera d’arte, Milano, Mondadori, 2006.

-L. Corrain (a cura di), Semiotiche della pittura, Roma, Meltemi, 2005 (saggi selezionati durante il corso).

Ulteriore materiale bibliografico sarà indicato e fornito durante il corso delle lezioni.

Letture consigliate:

-L. Marin, Della rappresentazione, a cura di L. Corrain, Milano-Udine, Mimesis, 2014 (Parte terza).

-M. Schapiro, Alcuni problemi di semiotica delle arti figurative: campo e veicolo nei segni-immagine, in Id., Per una semiotica del linguaggio visivo, Roma, Meltemi, 2002.

Sitogafia principale:

EC - Rivista dell'Associazione Italiana Studi Semiotici (ec-aiss.it)

 

 

Programma del corso di Semiotica dell'arte 2021/2022 - Triennio di Fotografia (I semestre)

Titolo del corso: Rappresentazione e riconfigurazione: ritmo, mappe, atlanti.   

Il corso, che sarà suddiviso in due parti e coniuga lezioni teoriche e attività seminariali, vuole riflettere sugli elementi della semiotica e della semiotica dell’arte, ovvero sulla distinzione tra spazio della rappresentazione e della presentazione, sul rapporto testo-immagine, sui dispositivi della macchina rappresentativa, e sulla relazione tra spazio museale e discorso semiotico.

La prima parte del corso si focalizzerà sui concetti base della disciplina con particolare attenzione a questioni come la distinzione tra segno e simbolo, la differenza tra semiotica ed ermeneutica, e il rapporto tra opera d’arte e fruitore, sviluppando un discorso ancorato in particolar modo all’ambito della pittura e volto a sondare l’articolazione dialettica tra figurale e figurativo.

In questa prospettiva, la seconda parte del corso sarà incentrata 1) sulla rappresentazione del tempo e del movimento in pittura, con un focus più specifico sul concetto di ritmo per procedere, attraverso una riflessione sul tema della riproducibilità delle immagini (in proposito sarà altresì di particolare importanza la nozione di “squadratura” come matrice di una pinacoteca infinita così come indagata da Calvino nell’ambito della sua riflessione su Paolini), 2) a un’analisi dei dispositivi del montaggio (di cui si tematizzerà in particolare la nozione di “inconscio ottico”, in dialogo con quelle di osservatore/spettatore, di riconfigurazione e di détournement), 3) della mappa intesa nella sua funzione descrittiva nonché ritrattistica (L. Marin) e 4) degli atlanti. In tal senso, si farà riferimento ai lavori di artisti e pensatori quali Ėjzenštejn, Benjamin, Moholy-Nagy, Vertov, Didi-Humerban, al celebre Bilderatlas Mnemosyne di Warburg e all’idea di “geografia emozionale”.

Infine, saranno oggetto di studio la retorica applicata alla comunicazione nelle mostre e nei musei, ovvero le dinamiche enunciative e discorsive implicate nelle esposizioni intese in quanto testi, nonché la relazione tra spazio museale e spazio immaginario, con particolare riferimento alla nozione di “grande spazio” e di “museo immaginario”.    

 

Bibliografia:

Testi obbligatori:

L. Corrain (a cura di), Semiotiche della pittura, Roma, Meltemi, 2005 (capitoli selezionati durante il corso).

L. Marin, Della rappresentazione, a cura di L. Corrain, Milano-Udine, Mimesis, 2014, in part. pp. 75-90.

 

Letture consigliate:

W. Benjamin, Piccola storia della fotografia,  Milano, Abscondita, 2015.

R. Barthes,  La camera chiara. Nota sulla fotografia, Torino, Einaudi, 2003.

R. Pierantoni, Forma fluens. Il movimento e la sua rappresentazione nella scienza, nell’arte e nella tecnica, Torino, Bollati Boringhieri (pp. 11-32; 124-158; 527-564). 

 

Sitogafia principale:

EC - Rivista dell'Associazione Italiana Studi Semiotici (ec-aiss.it)

engramma - atlante di Aby Warburg

 

 

 

Programma del corso di Fenomenologia dell'immagine 2021/2022 - Triennio FCT/Fotografia (I semestre)

Titolo: Dall’inconscio ottico all’embodied spectatorship: spazi, migrazioni e rilocazione delle immagini.
Programma: Il corso intende sondare il ruolo centrale che le immagini rivestono nella contemporaneità con particolare attenzione al rapporto tra il loro valore “artistico” e la loro rilevanza storico-culturale. Partendo dall’analisi dei concetti di fenomeno e immagine, si procederà con la delimitazione del campo di studi della fenomenologia dell’immagine e del suo oggetto di indagine in dialogo con approcci differenti quali quello storico-artistico, iconologico e della cosiddetta “cultura visuale”.

Il corso, che sarà suddiviso in due parti e coniuga lezioni teoriche e attività seminariali, si propone in primo luogo di offrire una panoramica essenziale sulle principali descrizioni e concezioni dell’immagine elaborate dal pensiero occidentale - dalle teorie di Platone e Aristotele al dibattito sulle icone, alle teorie novecentesche -, al fine di analizzare gli elementi percettivi e formali dell’immagine e sondarne i criteri storico-critici in ambito artistico. In questa prospettiva, attraverso un excursus sui diversi aneddoti riguardanti le competizioni tra maestri e allievi o squadre di pittori (Zeusi e Parrasio, Cimabue e Giotto, cinesi e bizantini), nella prima parte del corso si rifletterà sul nesso profondo, nonché sulla significativa distinzione, tra i lemmi “rappresentare”, “creare”, “imitare”, “simulare”, “illudere” che, fondamentali nell’ambito del problema della verità nell’arte a partire dalla Grecia antica, definiscono i termini di un dibattito imprescindibile nel panorama della contemporaneità.

La seconda parte del corso sarà dedicata a un’analisi del rapporto tra le immagini e lo spazio (spazio che esse rappresentano, che simulano, che creano e in cui si situano), nell’ambito di un approfondimento circa il rapporto tra paradigma ottico e paradigma aptico e tra image e picture. In tal senso, sulla scorta delle riflessioni di Benjamin, Mitchell, McLuhan, saranno oggetto di riflessione la nozione di medium (in particolar modo nella sua declinazione in termini di milieu, mediascape), quella di apparate e di dispositivo, al fine di analizzare il supporto e la materialità delle immagini, il loro confine o cornice, nonché la loro migrazione e “rilocazione”. Particolare attenzione verrà inoltre rivolta alle nozioni di osservatore e spettatore (dal punto di vista nella prospettiva rinascimentale alla camera obscura, al POV, all’embodied spectatorship, all’“inconscio ottico” così come si sviluppa nell’ambito di progetti di revisione dell’“inventario percettivo”), al fine di approdare a una riflessione sul rapporto tra emozione e narrazione capace di analizzare “cosa vogliono le immagini” e la relazione tra spazio e regimi di visibilità (Foucault). Il corso, che si avvarrà di incontri con artisti e autori e rifletterà concretamente su alcune esposizioni, sarà supportato dalla fruizione di video, filmati, fotografie, riviste cartacee e on-line, documenti di storia dell’arte.

Bibliografia:

Testi obbligatori:
W. Benjamin, L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica. Arte e società di massa,
Torino, Einaudi, 2000.

A. Pinotti, A. Somaini, Teorie dell’immagine. Il dibattito contemporaneo, Raffaello Cortina, Milano,
2014 (capitoli selezionati durante il corso).


Letture consigliate:
W. Benjamin, Piccola storia della fotografia,  Milano, Abscondita, 2015.

N. Baurriaud, Il radicante. Per un’estetica della globalizzazione, Milano, Postmedia, 2014.

Ulteriore materiale bibliografico sarà indicato e fornito durante il corso delle lezioni.

 

 

Programma del corso di Semiotica dell'arte 2020/2021

Titolo: Cornici e limiti della rappresentazione: sguardo, non-sguardo, tempo, forze. 

Il corso, che sarà suddiviso in due parti e coniuga lezioni teoriche e attività seminariali, vuole riflettere sugli elementi della semiotica e della semiotica dell’arte, ovvero sulla distinzione tra spazio della rappresentazione e della presentazione, sul rapporto testo-immagine, sui dispositivi della macchina rappresentativa, e sulla relazione tra spazio museale e discorso semiotico.

La prima parte del corso si focalizzerà sui concetti base della disciplina con particolare attenzione a questioni come la distinzione tra segno e simbolo, la differenza tra semiotica ed ermeneutica, e il rapporto tra opera d’arte e fruitore, sviluppando un discorso ancorato in particolar modo all’ambito della pittura e volto a sondare l’articolazione dialettica tra visibile e invisibile.

In questa prospettiva, la seconda parte del corso sarà incentrata sulla rappresentazione pittorica del tempo e dello sguardo al fine di sondarne i limiti in termini di “irrappresentabilità”. Un’attenzione particolare sarà rivolta alla questione del “non-sguardo” a partire dalle esposizioni del Louvre del 1991 e 1998 curate da Jacques Derrida e Julia Kristeva, per una esplorazione del tema della cecità, del viso e dell’iconografia della decollazione. Attraverso questa lente, saranno oggetto di approfondimento questioni semiotiche dal forte carattere aporetico quali: descrizione e narrazione; movimento e infinitesimalità, il punctum caecum della visione, la rappresentazione del “punto di morte” e dell’orizzonte infinito, il riflesso come sguardo cieco, cornici e limiti, forze e deformazione.  Infine, nell’ambito di attività seminariali, verrà analizzato un progetto artistico sul tema del viso e del doppio esplorato da una prospettiva radicalmente differente e inerente ai processi algoritmici.

Bibliografia:

Testi obbligatori:

-O. Calabrese, Come si legge un’opera d’arte, Milano, Mondadori, 2006.

Ulteriore materiale bibliografico sarà indicato e fornito durante il corso delle lezioni.

Letture consigliate:

-J. Derrida, Memorie di un cieco. L’autoritratto e altre rovine, a cura di F. Ferrari, trad. it. di A. Cariolato e F. Ferrari, Milano, Abscondita, 2015.

-J. Kristeva, La testa senza il corpo. Il viso e l’invisibile nell’immaginario dell’Occidente, trad. it. di A. Piovanelli, Roma, Donzelli, 2009.  

-L. Marin, Della rappresentazione, a cura di L. Corrain, Milano-Udine, Mimesis, 2014.

-L. Corrain (a cura di), Semiotiche della pittura, Roma, Meltemi, 2005.

-O. Calabrese, La rappresentazione della morte e morte della rappresentazione, in I. Pezzini (a cura di), Semiotica delle passioni, Bologna, Progetto Leonardo, 1991, pp. 97-108.

-G. Deleuze, Francis Bacon. Logica della sensazione, Macerata, Quodlibet, 2020.

-Y. Bonnefoy, Il grande spazio, Bergamo, Moretti & Vitali, 2008.  

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