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Giulia Grechi

 

BIO DOCENTE

Giulia Grechi, laureata in Antropologia Culturale nella facoltà di Scienze della Comunicazione dell'Università La Sapienza di Roma, è dottore di ricerca in “Teoria e ricerca sociale” presso la stessa università. Fino al gennaio 2015 è stata ricercatrice a contratto presso l’Università L’Orientale di Napoli come membro del Progetto EU “Mela – European Museums in an Age of Migrations” (EU-7PQ), all’interno del quale ha indagato la relazione tra musei, antropologia e arte contemporanea. I suoi interessi di ricerca includono l’antropologia culturale, gli studi postcoloniali, la museologia, l’arte contemporanea e le rappresentazioni della corporeità. E' docente di Fotografia – comunicazione sociale all’Accademia di Belle Arti di Brera (Milano), di Antropologia Culturale presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli e presso lo IED – Istituto Europeo di Design di Roma, dove è stata anche co-coordinatrice del Master per Curatore Museale e di Eventi Performativi. E' caporedattore della rivista on line roots§routes – research on visual culture (www.roots-routes.org) ed è socio fondatore e presidente di Routes Agency cura of contemporary arts (www.routesagency.com), collettivo curatoriale basato a Roma, con il quale ha curato eventi presso musei romani (MAXXI, museo etnografico Luigi Pigorini) e altri spazi in Italia e fuori.

Ha partecipato a diversi progetti europei e internazionali in qualità di antropologa e curatrice, tra cui: Mela – European Museums in an Age of Migrations (http://www.mela-project.polimi.it/); REcall – European Conflict Archaeological Landscapes Reappropriation (http://www.recall-project.polimi.it/); TML - Transnationalizing Modern Languages - Mobility, Identity and Translation in Modern Italian Cultures (http://www.transnationalmodernlanguages.ac.uk/), per il quale ha curato insieme a Viviana Gravano la mostra Beyond Borders. Transnational Italy, presso la British School at Rome, l'Istituto Italiano di Cultura a Londra, il Calandra Institute a New York, il Museo Italiano di Melbourne, l'Istituto Italiano di Cultura Addis Abeba, e l'Istituto Italiano di Cultura a Tunisi.

Ha partecipato a convegni internazionali in diverse università europee, tra cui Visualizing Europe. The Geopolitical and Intercultural Boundaries of Visual Culture (Università di Barcellona, 2011), Museums, Migration, Memory and Citizenship (Università L’Orientale di Napoli, 2012), The Postcolonial Museum. The pressure of Memories and the Bodies of Histories (Università L’Orientale di Napoli, 2013), Cuerpo entre material y poder (Università di Barcellona, 2014), Archivi del futuro (Universitò di padova, 2015).

Ha pubblicato saggi e articoli in riviste nazionali e internazionali. Ha pubblicato il volume monografico La rappresentazione incorporata. Una etnografia del corpo tra stereotipi coloniali e arte contemporanea (Bonanno 2011 – Mimesis 2016). Ha curato (con Iain Chambers e Mark Nash) il volume The Ruined Archive (Politecnico di Milano 2014), e (con Viviana Gravano) Presente Imperfetto. Eredità coloniali e immaginari razziali contemporanei (Mimesis 2016).

 

ANTROPOLOGIA CULTURALE TRIENNIO – Programma del corso

Il corso intende offrire una preparazione teorica, analitica e metodologica nell’ambito dell’Antropologia Culturale, tesa a fornire agli studenti gli strumenti di lettura e interpretazione dei fenomeni legati alla contemporaneità, in particolar modo rispetto ai linguaggi visuali e all’arte contemporanea, in relazione al loro radicarsi all’interno di discorsi antropologici.

Il corso prenderà le mosse dal contesto di nascita dell’Antropologia Culturale, radicato nell’esperienza del colonialismo e delle nascenti metropoli nel XIX secolo. Si procederà in questo senso a delineare e contestualizzare quei dispositivi che hanno contribuito a costruire e rappresentare l’identità e la differenza tra ‘800 e ‘900, in stretta relazione con il contesto antropologico, come i Freak Show, gli Ethnic Show e le Esposizioni Universali, la Fotografia e successivamente il Cinema. Verrà in particolare analizzato il caso della Venere Ottentotta, anche attraverso la visione del film Vénus Noire di Abdellatif Kechiche (2010). Verranno analizzati anche i precedenti visuali del processo di costruzione dell’identità del sé e dell’altro, nei resoconti dei primi proto-etnografi a partire dal XV secolo: viaggiatori, esploratori e commercianti e i loro racconti di viaggio, le illustrazioni che raffigurano l’incontro con l’altro e le prime carte geografiche.

Seguirà un focus sul dispositivo fotografico, utilizzato fin dalla sua nascita per rappresentare e costruire l’identità e la differenza in diversi ambiti del sociale. Verrà analizzata la relazione tra fotografia e costruzione/rappresentazione dell’identità, a partire dagli usi “scientifici” del dispositivo fotografico nel XIX secolo (in psichiatria, criminologia e antropologia), passando per quelli più “sentimentali”, legati alla ritrattistica borghese, e concludendo con quelli prettamente “sociali” nel XX secolo.

Un secondo focus verterà sulla nascita dei Musei Etnografici, a partire dal Musée de l’Homme e dal Trocaderò a Parigi. Verranno analizzate le narrazioni museali costruite per rappresentare altre culture, e lo status degli oggetti etnografici (artefatti o capolavori) che saranno comparate con quelle di alcuni Musei etnografici contemporanei che si discostano nettamente dalle modalità di displaying museale classiche, come ad esempio il MEN - Museo Etnografico di Neuchatel, in Svizzera.

Un ulteriore focus sarà centrato sulle teorie postcoloniali, e alla loro critica delle modalità classiche di rappresentazione e narrazione antropologica dell’altro, sia rispetto alla scrittura, sia rispetto alla museografia e alle rappresentazioni visuali.

Verranno analizzati i processi culturali e antropologici all’opera con la nascita dell’industria culturale. Particolare attenzione verrà data al modo in cui questi immaginari vengono confermati o sovvertiti nei contemporanei linguaggi visuali e artistici, attraverso la visione e l’analisi di videoclip musicali, film, pubblicità, opere d’arte contemporanea, che verranno interpretati alla luce della costruzione antropologica di immaginari sull’identità e il corpo. Una particolare attenzione verrà dedicata all’analisi e all’interpretazione di rappresentazioni stereotipate o feticizzate del corpo (rispetto al genere, all’etnicità, al concetto di bellezza e di malattia...). Verrà analizzato il lavoro di molti artisti contemporanei, tra cui Lorna Simpson e Kara Walker.

Il corso intende intrecciare in maniera produttiva l’approccio teorico con la pratica interpretativa, con una forte vocazione all’interdisciplinarietà e all’interattività. La metodologia didattica sarà centrata su una considerazione della cultura visuale contemporanea come un luogo in cui la conoscenza non viene semplicemente “riportata”, ma prodotta, e sarà tesa a fornire agli studenti gli strumenti teorici e metodologici per esplorare prima di tutto, anche in maniera riflessiva, l’interiorizzazione dei diversi immaginari analizzati, per poi decostruirne il linguaggio, allo scopo di acquisire una maggiore consapevolezza non solo nella decodifica dei linguaggi visuali contemporanei, ma anche nella loro produzione.

Di seguito il programma d'esame 2019 per gli studenti frequentanti:

1. James Clifford, I frutti puri impazziscono. Etnografia, letteratura e arte nel XX secolo, Bollati Boringhieri, 1999, solo i seguenti capitoli: 1 (sull'autorità etnografica); 3 (Sul modellamento etnografico dell’io: Conrad e Malinowski); 4 (sul surrealismo etnografico); 5 (Una poetica dello spostamento: Victor Segalen); 6 (Racconta il tuo viaggio: Michel Leiris); 7 (Una politica del neologismo Amimé Césaire); 9 (Storie del tribale e del moderno); 10 (Sul collezionare arte e cultura); 11 (Su Orientalism)

2. Giulia Grechi, La rappresentazione incorporata. Un'etnografia del corpo tra stereotipi coloniali e arte contemporanea, Mimesis, Milano 2016.

3. Un testo a scelta fra:

- Giulia Grechi e Viviana Gravano, Presente Imperfetto. Eredità coloniali e immaginari razziali contemporanei, MImesis, 2016.

- Duccio Canestrini, Antropop, Bollati Boringhieri.

4. I seguenti saggi, che verranno forniti in PDF dalla Docente:

- Giulia Grechi, I miei occhi non hanno abbastanza mani. Exhibit B, in roots§routes research on visual culture, n.1, 2014.

5. I power point delle lezioni in aula.

 

ANTROPOLOGIA DELL'ARTE BIENNIO DI DIDATTICA – Programma del corso

Il corso intende offrire una preparazione teorica, analitica e metodologica nell’ambito dell’Antropologia Culturale e dell’Arte, tesa a fornire agli studenti gli strumenti di lettura e interpretazione dei fenomeni legati alla contemporaneità, in particolar modo rispetto a musei, monumenti e arte contemporanea. Ci chiederemo essenzialmente cosa significa avere uno sguardo “antropologico” su questi dispositivi. Il corso dunque sarà centrato sull’antropologia come metodologia e taglio prospettico, strumento di rovesciamento del senso comune e di sperimentazione critica, capace di connettere teorie e pratiche, e soprattutto di mettere in discussione l’ordinario. L’obiettivo del corso è acquisire gli strumenti per imparare a de-naturalizzare quello che viene percepito come “normale”, in quanto legato alle proprie abitudini culturali, attraverso il riconoscimento di una pluralità di punti di vista e di esperienze (rispetto al concetto di spazio, alla percezione, all’identità, al corpo).

Il corso prenderà le mosse dal contesto di nascita dell’Antropologia Culturale, e al suo “peccato originale” di complicità con l’ideologia coloniale nelle nascenti metropoli nel XIX secolo. Si procederà in questo senso a delineare e contestualizzare quei dispositivi expografici che hanno contribuito a costruire e rappresentare l’identità e la differenza tra ‘800 e ‘900, in stretta relazione con il contesto antropologico e coloniale, come i Freak Show, gli Ethnic Show, le Esposizioni Universali, i musei, i monumenti. Questi dispositivi verranno analizzati come parte di un più generale “exhibitionary order”, che fra ‘800 e ‘900 diventa pervasivo e fondativo dell’identità europea moderna, e decostruiti come oggetti storicizzati e non universali, seguendo il discorso critico degli Studi Culturali e Postcoloniali. Particolare attenzione sarà prestata all’analisi fra questi dispositivi e la corporeità: cioè a come questi spazi costruiscano regimi di normalità e di devianza in primis attraverso la rappresentazione del corpo e uno specifico modello di sensorialità, andando a definire l’identità Europea (bianca e fallocentrica) come normativa.

Analizzeremo nello specifico la nascita dei Musei Etnografici, a partire dal Musée de l’Homme e dal Trocaderò a Parigi. Verranno analizzate le narrazioni museali costruite per rappresentare altre culture, e lo status degli oggetti etnografici (artefatti o capolavori), in comparazione con le pratiche di alcuni Musei etnografici contemporanei che si discostano nettamente dalle modalità di displaying museale classiche, come ad esempio il MEN - Museo Etnografico di Neuchatel, in Svizzera.

Le lezioni saranno centrate sul lavoro di artisti contemporanei che, a partire dalla fine degli anni ’80 del ‘900, iniziano a lavorare in senso critico sui dispositivi analizzati (con l’eccellente precedente del Surrealismo Etnografico negli anni ’20-’30 del ‘900), e sull’analisi di musei contemporanei che mettono radicalmente in discussione le pratiche e le narrazioni museali classiche, come ad esempio il Museo della memoria di Ustica, il Museo della Mente di Roma (e in generale i Musei di Narrazione di Studio Azzurro), il Museo degli sguardi di Rimini, il Museo Guatelli di Parma, il Museo dell’Innocenza di Istanbul. Tra gli artisti: Brett Beiley, Coco Fusco e Guillermo Gomez-Peña, Kara Walker, Kader Attia, Doris Salcedo, Martin Creed, Tino Seghal, Maria Theresa Alvez e Jimmie Durham, George Adeagbo, Leone Contini, Tania El Khouri.

Nel caso specifico dei monumenti, verranno presentati progetti sorti intorno a monumenti di matrice coloniale (come nel caso della Casa del Mutilato di Palermo, o della statua di Cecil Rhode a Cape Town e Oxford, o del Monumento a Graziani di Affile), e artisti che hanno lavorato alla creazione di anti-monumenti (Gunter Demnig, Jochen Gerz, Carlos Castro Arias, Kara Walker, Liane Lang, Sila Chanto, Mahoni).

Sarebbe interessante poter lavorare a livello laboratoriale su alcuni musei specifici, come il Museo Lombroso di Torino o il Museo Egizio di Torino, o il MUDEC di Milano, o sulla Mostra d’Oltremare di Napoli.

Il corso intende intrecciare in maniera produttiva l’approccio teorico con la pratica interpretativa, con una forte vocazione all’interdisciplinarietà e all’interattività. La metodologia didattica sarà centrata su una considerazione della cultura come un luogo in cui la conoscenza non viene semplicemente “riportata”, ma prodotta, e sarà tesa a fornire agli studenti gli strumenti teorici e metodologici per esplorare prima di tutto, anche in maniera riflessiva, l’interiorizzazione dei diversi immaginari analizzati, per poi decostruirne il linguaggio, allo scopo di acquisire una maggiore consapevolezza non solo nella decodifica dei linguaggi culturali, ma anche nella loro produzione.

Di seguito il programma d'esame 2019 per gli studenti frequentanti:

Preparazione teorica sui seguenti testi:

  • Jean-Loup Amselle, Il museo in scena, Roma: Meltemi, 2017.
  • Michela Bassanelli, Oltre il memoriale, Milano: Mimesis, 2015.
  • Dispense fornite in fotocopia:
  • Giulia Grechi, "Il Museo della Normalità Europea. L’arte contemporanea e la costruzione visuale dell’identità Europea", in Estetica. Studi e ricerche n. 1 – 2012: 37-53, Aprile 2012.
  • Giulia Grechi, “Contro-monumento e anti-monumento: L’assoluta impazienza di un desiderio di memoria”. In: Re-enacting the Past. Museography for Conflict Archaeology, eds. Michela Bassanelli, Gennaro Postiglione, 288-305. Siracusa: Letteraventidue.
  • Giulia Grechi, “I miei occhi non hanno abbastanza mani. Exhibit B.” In roots§routes research on visual culture, n.1, 2014.
  • Giulia Grechi, “Di musei infestati, archivi alterati e sopravvivenze coloniali”, in Musei e Migrazioni (a cura di Patrizia Violi), forthcoming.

Per chi non ha sostenuto l’esame di Antropologia Culturale al Triennio, è necessario lo studio dei seguenti testi:

  • James Clifford, I frutti puri impazziscono, Bollati Boringhieri, Torino 1992.
  • Giulia Grechi e Viviana Gravano, Presente Imperfetto. Eredità coloniali e immaginari razziali contemporanei, Mimesis, 2016.
  • Giulia Grechi, La rappresentazione incorporata. Un’etnografia del corpo tra stereotipi coloniali e arte contemporanea, Bonanno, Roma-Catania 2010.

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